Asta BoT e Ctz, bene domanda e rendimenti in calo

27 maggio 2011
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Ottime notizie sul fronte monetario. Ieri, il Tesoro ha collocato titoli del debito, per un valore complessivo di dieci miliardi. L’asta risultava particolarmente attesa, dopo che Standard & Poor’s proprio una settimana fa aveva tagliato l’outlook sul debito italiano, da stabile a negativo, e coincidendo questo collocamento con un clima di fortissimo nervosismo sui mercati finanziari, a causa dei timori di un defautl greco e anche di una fuoriuscita della Grecia dall’area euro.

In particolare, il Tesoro ha offerto 8 miliardi di euro in BoT a sei mesi e 2 miliardi in Ctz a due anni. I BoT hanno riscontrato una domanda pari a 13, 5 miliardi, esitando un rendimento medio dell’1,657%, contro l’1,659% della precedente asta di aprile. Un successo, sia in termini di domanda che di tassi.

Quanto ai titoli Ctz a due anni, qui l’andamento è stato persino migliore. A fronte dei 2 miliardi offerti, la domanda è stata ben più alta, pari a 3,485 miliardi, con un rendimento medio ottenuto del 2,851%, contro il 3,044% dell’asta precedente.

In sostanza, sui due anni, il calo è stato di quasi 20 centesimi, un risultato molto positivo, perchè porta il rendimento sotto la soglia psicologica del 3% e perchè la diminuzione degli interessi riguarda un segmento, quello a medio-lungo termine, che dovrebbe essere interessato da aumenti, in questo periodo, a causa delle attese rialziste dei tassi BCE.

L’asta di ieri, dunque, dimostra un paio di cose. Per primo, che l’Italia viene avvertito come un Paese solido, in cui gli investimenti in titoli sembrano mostrare una loro maggiore solidità, proprio nei momenti più tesi sui mercati, a conferma della fiducia sulla solvibilità del nostro debito; e ciò anche in presenza di importi notevoli, come l’asta di ieri.

Secondariamente, sarebbe la dimostrazione che certi giudizi avventati di S&P non trovano riscontro nel sentiment degli operatori, che dopo una primissima reazione emotiva, hanno risposto annullando le conseguenze della minaccia di “downgrading” dell’agenzia, tornado a uno spread sul secondario uguale a quello pre-S&P e con tassi in calo sul breve e medio-lungo termine.

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