Draghi: “L’Italia deve tornare alla crescita”

1 giugno 2011
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Mario Draghi, il Governatore uscente della Banca d’Italia, ha riconfermato le linee guida che l’Italia dovrebbe seguire: bilancio pubblico in pareggio, ricomposizione della spesa pubblica a vantaggio della crescita, riduzione il fisco che grava sui tanti lavoratori e imprenditori onesti con i proventi della lotta all’evasione fiscale. Sono queste le ultime Considerazioni finali all’Asseblea ordinaria dei Partecipanti presieduta da Draghi.

Secondo il Governatore andrebbero ridimensionate in misura significativa le aliquote elevate che pesano sui redditi dei lavoratori e sulle imprese. Obiettivo questo che si può raggiungere “compensando il minor gettito con ulteriori recuperi di evasione fiscale, in aggiunta a quelli, veramente apprezzabili, che l’Amministrazione ha recentemente conseguito. Per incentivare il ricorso al capitale di rischio, andrebbe ridotto, nel quadro di una complessiva ricomposizione del bilancio pubblico, il carico fiscale sulla parte dei profitti ascrivibile alla remunerazione del capitale proprio” ha affermato Draghi. L’eredità della crisi è pesante, la ripresa è troppo lenta per riassorbire la disoccupazione ed il rischio inflazione è in aumento. La manovra comprendente le misure sopradescritte dovrà essere «tempestiva, strutturale, credibile agli occhi degli investitori. La spesa pubblica deve contrarsi senza sacrificare la spesa in conto capitale, oltre quanto già previsto nello scenario tendenziale e senza aumentare le entrate, la spesa primaria corrente dovrà però ancora contrarsi, di oltre il 5 per cento in termini reali nel triennio 2012-2014, tornando in rapporto al Pil, sul livello iniziale del decennio». Infine, Draghi ha parlato anche del federalismo fiscale: «Può aiutare, responsabilizzando tutti i livelli di governo, imponendo rigidi vincoli di bilancio, avvicinando i cittadini alla gestione degli affari pubblici. Due condizioni sono cruciali: che i nuovi tributi locali siano compensati da tagli di quelli decisi centralmente e non vi si sommino; che si preveda un serrato controllo di legalità sugli enti a cui il decentramento affida ampie responsabilità di spesa».

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