L’Eni fa rotta verso l’Africa

7 giugno 2011
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Nonostante la scarsità di petrolio e gas in Sudafrica, l’Eni ha voluto scommettere e guardare oltre le apparenze, siglando con la statale PetroSa (Petroleum Oil and Gas Corporation of South Africa) un Memorandum d’intesa per una futura collaborazione, sia in Sudafrica, sia in altre regioni dell’Africa: dalla Guinea Equatoriale, ad Angola, Tanzania, Repubblica Democratica del Congo, Kenya, passando per il Mozambico, dove in quest’ultimo paese il Cane a sei zampe sta effettuando una serie di esplorazioni offshore molto promettenti.

L’Eni si candida dunque a fornire di Gas naturale liquefatto (Gnl) il Sudafrica, attraverso la PetroSa, la quale ha dichiarato che solo per la raffineria di Mossel Bay dovrà importare almeno 500mila tonnellate l’anno di Gnl dal 2013 in poi. L’Amministratore delegato dell’Eni Scaroni, ha dichiarato: «Il Sudafrica ha grandissime disponibilità di carbone, ma soffre di carenze di elettricità. Inoltre ha una forte sensibilità ambientale e si pone l’obiettivo di ridurre le emissioni di Co2.

In sostanza, questo significa che devono sostituire il carbone col gas. Noi possiamo inviare Gnl dalla Nigeria, dove raddoppieremo la produzione, e dall’Angola, dove il prossimo anno avvieremo un treno di liquefazione con Chevron. Potrebbe esserci dello shale gas, anche se bisognerà rassicurare i sudafricani sul fronte ambientale. E di sicuro c’è “coal bed methane”».

Infine il capitolo raffinazione. L’ente nazionale idrocarburi ha già attivato una divisione locale di Eni Trading & Shipping ed è pronta ad esportare in Sudafrica carburanti di ogni tipo e anche petrolio estratto dai Paesi vicini, da raffinare in loco. La PetroSa metterà a disposizione dell’Eni a questo scopo anche gli stoccagggi di Saldanha, eccellenti per la loro vicinanza con l’Africa Occidentale, definita dagli esperti come la nuova frontiera del greggio.

L’Eni si appresta dunque ad un salto verso un investimento diretto nel downstream: il Sudafrica avendo una capacità di raffinazione insufficiente a soddisfare le proprie necessità, da tempo considera la possibilità di costruire, in partnership con società straniere, una maxi-raffineria da 400mila barili al giorno, che sarebbe tra le più grandi dell’Africa.

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