Sui titoli quotati dividend washing non abusivo

7 giugno 2011
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Dividend RateLo scomputo del credito di imposta sui dividendi e la deduzione di una minusvalenza, in un’operazione di acquisto e rivendita a termine di azioni in borsa, non hanno natura elusiva, trattandosi del fisiologico meccanismo che, nel previgente sistema, scongiurava doppie imposizione degli utili societari. E’ quanto stabilito dalla Commissione tributaria provinciale di Roma con la sentenza 175 del 10 marzo 2011. Alla tassazione dell’utile presso la società si accompagnava infatti quella della plusvalenza ( in caso di cessione dei titoli “utili compresi”) presso il venditore. Era sistematicamente corretto, dunque, riconoscere all’acquirente la deducibilità della minusvalenza, per neutralizzare un duplice prelievo. A tale fine appare sufficiente una “astratta tassabilità” della plusvalenza, anche perchè nel caso di operazioni a termine in borsa certo non vi era la ricerca di arbitraggi tra diversi regimi fiscali. Del resto, nel precedente sistema l’unica tassazione che residuava si assestava sul regime del socio, il che scontava l’eventualità che lo stesso, in concreto, non fosse tassato sulla plusvalenza nel proprio Paese. Appare dunque erroneo l’inquadramento che era stato dato dall’ufficio, nei termini di “abuso” di un’agevolazione, sia perchè quello descritto era un meccanismo per evitare doppie imposizioni (e non certo un’agevolazione), sia per la mancanza di preordinazione nell’acquisto in borsa da controparti sconosciute.

La sentenza si riferisce al 2003, ma analoghe considerazioni valgono anche dal 2004 nel sistema dell’esenzione, in cui la deduzione di minusvalenze su acquisti di breve periodo è dovuta alla scelta legislativa di mantenere un parallelo “doppio regime” fiscale di circolazione dei titoli, ciascuno dei quali connotato da una propri intrinseca simmetria. Cosi, in caso di investimenti di “portafoglio” alla imponibilità della plusvalenza sulle azioni inserite corrispondeva la deducibilità delle minusvalenze, fermo restando l’intassabilità del dividendo. La Commissione di Roma si sofferma sul carattere sistematico di questa ideale “simmetria” e corrispondenza tra posizioni di soggetti diversi, senza richiedere, almeno nel caso di acquisti in borsa, l’effettiva tassazione della plusvalenza in capo al venditore.

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