Draghi: default Grecia sarebbe una nuova Lehman Brothers

15 giugno 2011
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La Grecia non deve fallire e qualsiasi ristrutturazione involontaria causerebbe “una nuova Lehman Brothers”. Ciò rappresenterebbe una manna per gli speculatori che non aspettano altro di sfruttare la contingenza. Il governatore della Banca d’Italia e candidato unico alla presidenza Bce Mario Draghi, descrive la linea guida da seguire nella crisi del debito sovrano, in occasione dell’audizione davanti al Parlamento Ue.

Secondo Draghi, la Grecia, come l’Italia negli anni ’90, può uscire da questa crisi e difende il successo dell’euro e delle istituzioni europee. «Ogni mese – ricorda il governatore ripensando alla crisi degli anni ’90 – dovevamo emettere titoli per un importo tre volte superiori a quelli della Grecia, e l’Italia aveva un’esposizione 10 volte superiore a quella Grecia, mentre la svalutazione della lira aiutò solo in parte. Esperienze che non ci rendono insensibili alle difficoltà di questi paesi. Per questo la scorciatoia di un default per la Grecia non risolverebbe nulla visto che il deficit resterebbe sopra il 3% e le banche andrebbero ricapitalizzate perché perderebbero sulla massa dei titoli di stato posseduti. Il risultato sarebbero così maggiori costi e un rischiosissimo contagio con una nuova Lehman Brothers dalle conseguenze sconosciute, perché se abbiamo capito come fallisce un impresa e forse come fallisce una banca non sappiamo cosa succede quando fallisce uno stato europeo».

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