L’Occidente reagisce all’indifferenza dell’Opec

24 giugno 2011
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L’Occidente reagisce all’indifferenza dell’Opec e ricorre alle riserve petrolifere strategiche. Tale strategia rientra nella catena di eventi straordinari cominciati il 17 dicembre scorso, quando in un villaggio della Tunisia un giovane disoccupato di 25 anni, Mohammed Bouazizi, si diede fuoco protestando contro il regime di Ben Alì.

Non ci sono dubbi sul fatto che la primavera araba abbia assestato un colpo micidiale al vecchio ordine mediorientale, determinando riflessi inaspettati sugli assetti geopolitici internazionali e ora anche della sicurezza energetica. Caduti gli autocrati di Tunisia ed Egitto, la rivolta si è estesa alla Libia, in Siria, nello Yemen e in Barhein. L’intervento militare in Libia però è stato decisivo e sta mettendo in crisi i rapporti tra l’Opec e i Paesi consumatori ma anche le relazioni tra gli stessi membri del Cartello. Le guerre si sa come cominciano ma non come finiscono. Già quella libica ha causato effetti negativi con i prezzi dell’oro nero gonfiati oltremisura, ma se si prolungasse le ricadute sulla ripresa mondiale diventeranno ancora più pesanti. La Libia produceva 1,6 milioni di barili al giorno e non sono stati rimpiazzati dall’Opec con una produzione della stessa qualità. La maggioranza dei Paesi produttori di petrolio erano contrari all’intervento in Libia avviato da Nicolas Sarkozy e poi ufficializzato dalla risoluzione 1973 dell’Onu. La primavera araba si tinge di oro nero quidni, come era forse prevedibile quando si è cominciato a bombardare Gheddafi per proteggere i ribelli di Bengasi.

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