Fonti rinnovabili: i tentennamenti del Governo bloccano gli investimenti

1 luglio 2011
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Non trova pace il settore delle fonti rinnovabili. Il governo ha infatti fatto retromarcia ritirando la proposta di un taglio del 30 per cento degli incentivi alle rinnovabili inserita nella manovra. Il rapporto tra il governo Berlusconi e le rinnovabili è di amore ed odio: se a gennaio entravano in vigore i nuovi incentivi con durata pluriennale, a marzo venivano cancellati.

A maggio si trova un nuovo accordo pluriennale, ma a giugno il Consiglio dei ministri prova a farlo saltare. Ermete Realacci, responsabile della green economy del Pd, ha così commentato: “Vogliamo sapere chi è il Bisignani di turno, chi c’è dietro l’assurda decisione del governo di inserire nella manovra finanziaria una nuova polpetta avvelenata contro le fonti rinnovabili” Anche il senatore Pd Francesco Ferrante è dello stesso parere: “Il ripetersi continuo degli sgambetti al sole e al vento rischia di produrre l’effetto che le lobby della vecchia energia perseguono: bloccare i finanziamenti delle banche, uccidere il settore lasciando l’Italia sguarnita su un fronte tecnologico strategico”. Nel giorno in cui il Parlamento tedesco abbandona definitivamente l’era del nucleare, l’Italia è a un passo dall’autogol energetico. Un disastro evitato solo grazie alla sollevazione di tutte le parti interessate. “Le associazioni delle rinnovabili Anie-Gifi, Anev, Aper ed Assosolare”, si legge in una nota congiunta delle stesse, “hanno appreso con incredulità e sgomento la notizia dell’emendamento che prevede, a decorrere dal primo gennaio 2012, che tutti gli incentivi, i benefici e le altre agevolazioni siano ridotti del 30%. L’impatto di questa misura, se confermata, sarebbe devastante non solo per il settore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ma per tutti i consumatori”.

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