L’urgenza di una regolamentazione dello short-selling sui mercati

16 luglio 2011
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Vietare le vendite allo scoperto nuoce alla salute dei mercati, quindi avrebbero ragione gli investitori Usa i quali già si stanno agitando e denunciano l’eccessivo interventismo delle autorità di controllo. Nessuno in Europa ha messo al bando le vendite allo scoperto e la Consob ha solamente aumentato i controlli ed invitato gli investitori istituzionali affinché non prestino titoli ed, al contrario, ne richiedano la restituzione. Una misura ragionevole in tempi di emergenza come questi.

Il bando agli ‘shortisti’ sui titoli finanziari era comparso all’inizio del 2009 sulla liberissima Wall Street, prima ancora che sulle ‘burocratiche’ borse europee. Proibire le vendite allo scoperto ‘nude’, ossia senza la copertura di titoli presi a prestito o senza il versamento dei margini di garanzia, è invece una regola efficace, perché ripristina equità al mercato. Coloro che desiderano guadagnare mettendosi al rialzo devono pagare e lo stesso dovrebbero fare coloro che vogliono guadagnare vendendo allo scoperto. Regolamentare lo short sui mercati dei titoli di Stato è un aspetto urgente e dovrebbe essere interesse delle autorità europee studiarne le modalità di attuazione. Chi si mette al ribasso sui bond governativi ha essenzialmente due alternative: vendere il future sul benchmark e acquistare credit default swap. Nel primo caso, l’investitore versa un margine di garanzia ed opera su mercati regolamentati, mentre nel secondo caso, il mercato è assai opaco e, dietro il versamento di un costo limitato, scatta un effetto leva assai elevato e, pertanto, una massiccia vendita di bond.

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