Accordo sul debito Usa al photofinish

2 agosto 2011
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E’ stata una vittoria per gli americani l’accordo raggiunto per scongiurare il default conseguito domenica sera. . Così il portavoce della Casa Bianca Jay Carney lo ha definito e come tale anche il vicepresidente Joe Biden. La realtà è che a Washington nessuno può cantar vittoria. Meno di tutti il presidente Barack Obama. Per evitare il rischio finanziario di un evento senza precedenti, hanno dovuto accettare un compromesso politico altrettanto rischioso con la possibilità di perdere il supporto della propria base.

La più evidente indicazione della scarsissima appetibilità politica del compromesso raggiunto domenica sera è giunta ieri dalla reazione dei candidati Gop alle presidenziali del 2012. Con l’eccezione di Jon Huntsman, l’ex ambasciatore a Pechino ritenuto tra i più moderati del drappello, molti politici hanno tutti preso le distanze dall’accordo. La più decisa è stata la beniamina del Tea Party Michelle Bachmann, la quale ha dichiarato: «Qualcuno deve dire di no. E io lo farò». Tramite il suo portavoce, l’ex governatore del Minnesota Tim Pawlenty ha detto che l’accordo «non è niente da celebrare… e fa ben poco per riformare un sistema di spesa insostenibile per i nostri figli e i nostri nipoti». Persino Mitt Romney, l’altro moderato del gruppo, ha criticato il compromesso dicendo che «il mio piano avrebbe prodotto un budget con tagli, tetti e l’equilibrio tra entrate e uscite anziché uno che lascia la porta aperta a un aumento delle tasse e a tagli alla difesa». Gli scenari politici americani danno segnali di forte fluidità , in vista delle presidenziali del 2012.

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