Ingegneri gratis al servizio dello Stato

2 ottobre 2011
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Dichiara Roberta Liggi, a capo della protesta, che sta prendendo piede in Facebook, «È una modalità palesemente anticostituzionale e soprattutto configura una sorta di sfruttamento verso gli ingegneri più giovani, collaboratori di professionisti qualificati che li sguinzagliano sul territorio per violare la privacy altrui e fare gli sceriffi sul patrimonio delle persone. A quale titolo? Gratuito!». Infatti il termine giusto sembra proprio essere “volontariato”.Gli strali della Liggi e di alcuni giovani ingegneri iscritti all’ordine della provincia di Cagliari, da dove è partita la protesta, sono tutti contro una circolare n°445 del 3 agosto 2011 che ha suggellato l’intesa tra il Consiglio nazionale degli ingegneri e l’Agenzia del territorio, diretta da Gabriella Alemanno (sorella del primo cittadino di Roma). Si fa infatti riferimento ad un protocollo firmato da entrambi gli enti il quale stabilisce , «l’attività congiunta di comunicazione e sensibilizzazione nei confronti dei titolari di immobili non dichiarati al catasto».

C’è pero da tenere conto del fattore gratuito, «nell’interesse delle istituzioni coinvolte e della collettività». Quest’opera di «censimento patrimoniale» si sta realizzando con un software elaborato da Sogei (società per azioni a capitale pubblico controllata dal ministero dell’Economia) previa scheda tecnica, sulla quale annotare eventuali irregolarità rispetto a quanto documentato nei database dell’Agenzia del territorio. Ma al netto del modello anglosassone di Big Society, tradotto nella formula «il potere alla gente», secondo il quale cittadini e associazioni possono svolgere funzioni normalmente di monopolio pubblico per il progresso della società, i giovani ingegneri cagliaritani individuano in questa intesa almeno tre violazioni normative. Dice la Liggi: «Il volontariato è incompatibile con qualsiasi forma di lavoro subordinato o autonomo» (legge-quadro sul volontariato 266/1991). Aggiunge: «Il lavoratore deve essere retribuito proporzionalmente alla quantità e alla qualità di lavoro svolto e sufficientemente per poter avere un’esistenza libera e dignitosa» (art. 36 della Costituzione). La conclusione è quindi evidente, ovvero per lavorare occorre regolarizzare il tutto, il “come” è una specie di “opinione” che vede per assurdo ” Stato contro Agenzia delle Entrate”.

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