Cambiano le norme dell’Aziende in eredità ai figli

26 ottobre 2011
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L’Aidaf – questo l’acronimo – è un organismo associativo, di fatto una lobby, che raccoglie circa 200 famiglie imprenditoriali di peso, da Falck a Ferragamo, da Merloni a Tronchetti Provera, da Zambon a Maccaferri a Squinzi, con società che incidono per circa il 10% sul Pil italiano, presieduto dal banchiere Maurizio Sella e guidato dal direttore generale Gioacchino Attanzio. Ed è proprio Attanzio che spiega l’origine della proposta elaborata dall’Aidaf: «Un dossier che è aperto da almeno dieci anni, e che serve a tutte le aziende familiari, non solo a Berlusconi». Questo è in parte ed in sintesi il dubbio che la norma che cambia le regole sulla «legittima» nell’eredità sarà inserita nel decreto-sviluppo. Attualmente il codice civile prevede che ai figli vada in parti uguali il 50% (se c’è anche la moglie) o il 75% del patrimonio, appunto la legittima. La proposta è, pur lasciando invariate le quote, di attribuire in parti uguali ai figli il 50% della legittima, lasciando al testatore la possibilità di attribuire l’altra metà in parti non uguali, a uno solo o solo ad alcuni dei figli. L’Aidaf respinge l’accusa di essersi mossa per interesse di Berlusconi: «Di cento aziende familiari solo 30 resistono alla seconda generazione, e solo 15 alla terza. Da qui la necessità di cambiare le regole sull’eredità. Nel 2006 l’Aidaf è riuscita a far diventare legge il «patto di famiglia»: in sostanza l’imprenditore può decidere in accordo con tutti i figli a chi di loro lasciare l’azienda. Sarà poi il fratello che prende in mano le redini dell’impresa a liquidare, alla scomparsa del padre, gli altri fratelli. Ma Berlusconi c’entra comunque in questa vicenda. Fra gli otto componenti del gruppo di lavoro che ha portato avanti la ricerca e ha di fatto scritto la norma c’è Cristina Rossello, l’avvocato milanese che assiste il Cavaliere nella causa di divorzio da Veronica Lario. E nuovamente non mancano le polemiche.

 

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