Crisi: 9 mila imprese fallite

8 novembre 2011
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Sono  circa 9mila imprese fallite in nove mesi nel 2011. Scrive Crisis D&B, la società del gruppo Crif specializzata nelle informazioni di carattere creditizio, che da gennaio a settembre 2011 sono state 8.566 le imprese che hanno portato i libri in tribunale, perché impossibilitate a pagare fornitori e dipendenti. Un aumento dell’8,7% rispetto allo stesso periodo del 2010, persino del 35,5% rispetto al 2009, quando la crisi sembrava aver toccato il suo apice. E non sorprende che a pagare il conto maggiore sia stata la Lombardia (1.872 procedure concorsuali), la cui vocazione imprenditoriale non ha eguali nel Paese ed è quindi quella deputata a soffrire di più in caso di avvitamento dell’economia. La seguono Lazio e Veneto con circa la metà dei casi, una principalmente orientata al mercato dei servizi, l’altra incentrata sulle pmi e sul manifatturiero.

A soffrire di più il comparto della costruzione di edifici (più di mille aziende edili hanno dichiarato default nel 2011). Non fa più da traino, evidentemente, anche tutto il mercato del sub-appalto. Non riducono l’entità dello smottamento neanche gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici (che pur avevano attenuato la perdita di utili derivante dalla asfittica domanda di nuove abitazioni per colpa di un potere d’acquisto sempre minore da parte delle famiglie). Dice Marco Preti, amministratore delegato di Crisis D&B, che il problema è anche di ordine culturale e riguarda una non adeguata strutturazione delle imprese sul fronte del risk management: «Sta diventando fondamentale – dice – che le imprese adottino efficaci politiche di gestione del rischio, consentendo loro di conoscere in maniera più approfondita i partner con i quali instaurano rapporti commerciali».  Rimasto ai margini il piano-Casa presentato più volte dal governo per renderlo più appetibile, il problema ora è come fare crescere il settore.

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