Bot e CTz, rendimenti in salita con rischio stabile

30 dicembre 2010
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Il collocamento all’asta di ieri di 12 miliardi di titoli del debito, suddivisi in 8,5 miliardi di BoT semestrali e 3,5 miliardi di CTz a due anni, è stato un successo. Anzitutto, per il riscontro del mercato, dove a fronte di una domanda del Tesoro di 12 miliardi, l’offerta è stata di 17 miliardi; dato che salta ancora più nell’occhio, se si considera il clima festivo, in cui queste contrattazioni ieri sono avvenute. I mercati finanziari, infatti, in queste sedute di fine anno sono caratterizzate da scambi ridotti.

I BoT sono stati collocati a un tasso dell’1,698%, in rialzo rispetto all’ultima asta di novembre, di circa 21 centesimi; mentre i CTz sono stati collocati al 2,937%, circa 60 centesimi in più dall’ultima asta.

Il mercato ha accolto con maggiore favore i BoT, con una offerta di risparmio pari a 1,55 volte in più della domanda, mentre i CTz hanno riscosso un’offerta pari a 1,18 volte in più. Segno, questo, che gli investitori preferiscono vincolarsi a contratti a breve scadenza, seppure in un clima di non sfiducia verso il debito italiano.

E che i titoli del debito italiano non soffrano della sfiducia che colpisce gli omologhi spagnoli o portoghesi, lo dimostra il continuo riposizionamento del portafoglio degli investitori: la quota dei BoT, quindi dei bond a breve scadenza, nel 2010 ammonta al 9,22% sul totale, mentre nel 1999 era al 10,3% e nel 1990 addirittura al 30%. Questo indica che gli investitori considerano il debito solido e solvibile e non hanno paura ad investire a scadenze più lunghe.

Quanto alle prospettive di rendimento e sicurezza, possiamo pronosticare una tensione agli inizi del 2011, con rendimenti in salita, specie per i titoli poliennali (BTP e CTz), mentre più contenuti dovrebbero essere i rialzi dei BoT, grazie alla maggiore sicurezza che infondono sugli investitori, per la loro maggiore liquidità, conseguenza di scadenze a breve.

Il rischio, tutto sommato, è contenuto. In Italia, malgrado attenzioni di stampa, il debito è solvibile e non ci sono, al momento, le condizioni per potere temere una ricontrattazione dello stesso o una difficoltà a rimborsare alle scadenze previste. Quindi, rischio basso o nullo e rendimenti accettabili, in linea con il tasso d’inflazione. Un modo concreto e sicuro di preservare i risparmi!

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