Bonus crescita

21 novembre 2011
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Il neo ministro del Lavoro Elsa Fornero sostiene da tempo una modifica del sistema che introdurrebbe, al di là di una riduzione della spesa previdenziale, una maggiore equità. Il metodo retributivo che garantisce al lavoratore il reddito che ha ottenuto nell’ultima parte della sua vita, è ormai ritenuto un meccanismo che produce gran parte delle diseguaglianze sociali di oggi.Il contributivo applicato a chi ha iniziato a lavorare dopo il ’96, produce una sostanziale equivalenza tra contributi versati e pensione incassata. Secondo la Ragioneria generale dello Stato, il grado di copertura assicurato dal sistema pensionistico pubblico per un lavoratore dipendente uomo, partendo da un valore di circa il 70% dell’ultimo salario o stipendio per coloro che oggi cessano l’attività in età di 63 anni e con 35 anni di contribuzione, scenderà al 52,8% nel 2040 al raggiungimento del pieno regime definito nel ’95. La riduzione deriva dal maggior peso che nel tempo assume il sistema di liquidazione contributivo rispetto al retributivo e dall’allungamento della speranza di vita. In seguito la diminuzione è meno rilevante: la copertura sempre per lo stesso individuo si colloca sul 51,8% nel 2050 e sul 50,8 nel 2060.

Al netto delle imposte, il grado di copertura è invece maggiore, con il venir meno del prelievo contributivo e la progressività del sistema fiscale. Il beneficio per i lavoratori dipendenti è valutabile in media in un 10% del salario (l’aliquota a carico del dipendente è del 9,19%); il guadagno è più ampio per i percettori di redditi modesti, per i quali la soglia non tassabile assume particolare rilievo. La riduzione della copertura rispetto a coloro che accedono alla pensione oggi potrà essere maggiore di quella pronosticata, perché i giovani oggi incontrano serie difficoltà nell’inserimento nel mondo del lavoro e i periodi di attività sono spesso discontinui.Il sistema contributivo funziona come un libretto di risparmio. Il lavoratore provvede, con il concorso dell’azienda, ad accantonare annualmente il 33% del proprio stipendio (i lavoratori autonomi il 20% del reddito). Il capitale versato produce un interesse a un tasso legato alla dinamica quinquennale del Pil (il Prodotto interno lordo) e all’inflazione. Quindi più cresce l’Azienda Italia, maggiori saranno le rendite su cui si potrà contare.

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