La Corte Ue: Su Internet vietati i “filtri”

25 novembre 2011
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La Sabam, società belga che rappresenta scrittori, compositori ed editori, aveva provato che gli utenti di un provider di servizi Internet chiamato “Scarlet Extended” avevano trasferito file illegalmente. Un tribunale belga aveva ordinato alla Scarlet di installare a proprie spese un sistema per rendere ciò impossibile. Ma la Corte di giustizia europea ha stabilito che questo richiederebbe un controllo di tutte le comunicazioni elettroniche di tutti i clienti di Scarlet, violando i loro diritti e la legge comunitaria.  Agli Internet provider non può essere richiesto di installare “filtri” che impediscano il download illegale di file o lo rendano disagevole. È quanto stabilisce una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea. Numerose le reazioni di fronte a una sentenza che qualcuno no ha esitato a definire storica. «La sentenza della Corte di giustizia mette la parola fine ad una barbarie giuridica: quella di spacciare la censura come forma di protezione dei diritti economici degli editori (e non certo di quelli morali d’autore). Il filtraggio non serve ad acquisire prove di reato né a prevenirlo»: ha affermato Andrea Monti, presidente dell’Alcei, l’associazione per la libertà delle comunicazioni elettroniche interattive e componente dell’Advisory board di Privacy International.

«Questa decisione è quanto mai tempestiva perché il ricorso al filtraggio, come alternativa al sequestro, ha raggiunto in Italia livelli patologici». Questo il commento di Paolo Nuti, presidente dell’Aiip, l’associazione Italiana Internet provider. «Ci attendiamo ora che si ponga fine alla deriva giurisprudenziale che ha portato i nostri tribunali a scambiare il filtraggio su Internet per una forma di sequestro – aggiunge Nuti – e che si arresti l’iter dei progetti di legge tesi a legittimare, in contrasto con la legislazione comunitaria, tale insensata ed incostituzionale deriva». «La decisione odierna della Corte di Giustizia sul caso Scarlet Extended SA, un fornitore di accesso a Internet, e la Sabam non ha nulla a che fare con il rispetto della legalità su Internet»: questa la precisazione del presidente di Confindustria Cultura Italia, Marco Polillo.

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