La caduta dei titoli di Stato: cosa fare?

27 novembre 2011
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Quella linea che rappresenta i rendimenti dei nostri titoli di Stato e che il 5 luglio del 2011 era fisiologicamente protesa verso l’alto  con i Bot che rendevano poco più dell’1,5% e i Btp a trent’anni che offrivano meno del 6%, oggi è drammaticamente piatta a un livello stellare che oscilla intorno al 7-8% per tutti i titoli. L’altro ieri i titoli italiani hanno bruciato nuovi e poco invidiabili record. Ma questa volta l’allarme rosso si è acceso con insistenza sui Btp corti e sui Bot, cioè sui titoli che hanno una vita residua molto breve, da zero a due anni. Ieri i mercati hanno avuto una bella piattaforma tecnica a cui ancorare le loro paure: le due aste del Tesoro italiano, quella per i Bot semestrali e quella per i Ctz. In Europa non c’erano altri appuntamenti e le ansie si sono concentrate lì. I Bot sono arrivati al 6,504% dal 3,535% raggiunto in ottobre, mentre il Ctz – il titolo zero coupon – si è spinto al 7,814% rispetto al precedente 4,628%.

Gli esperti chiamano questo fenomeno inversione della curva. Se la curva si inverte seriamente, cioè se il premio da pagare per i propri debiti a breve e medio termine risulta sensibilmente più elevato di quello da sborsare per i titoli di lunga durata, vuol dire che il virus della sfiducia è in azione. In caso di default, infatti, i titoli a lunghissima scadenza – che oggi in Italia quotano intorno a 80 – espongono gli investitori che li avessero comprati ai prezzi attuali a minori perdite, posto che il rimborso finale in caso di default avviene sempre a meno di 100. Cioè con una perdita imposta, più o meno ampia, in conto capitale.Una sana diversificazione, che preveda anche i titoli di Stato italiani (ma non solo quelli) è forse la ricetta più equilibrata per affrontare le prossime incertezze.  Per i titoli tra tre e sette anni, i Btp «intermedi», si possono vedere opportunità e rischi sia per i cassettisti che per chi ama fare trading. Chi acquista ai prezzi correnti riesce a portare a casa un rendimento di quattro punti percentuali superiore al tasso di inflazione senza doversi impegnare troppo a lungo. Ma si possono anche comprare in ottica positivamente speculativa, sperando di realizzare un guadagno in conto capitale nel caso di un miglioramento delle quotazioni.

 

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