Venti giorni per salvare l’Italia e l’euro

29 novembre 2011
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Sono iniziati i venti giorni per salvare l’Italia iniziano ora e stavolta è difficile che si possa conquistare altro tempo. I decisori d’Europa hanno già militarizzato il calendario del mese di dicembre come la mappa della battaglia decisiva. Il momento per convincere i mercati e la Bce per l’Italia è questo: un confronto formale su nuovi eventuali interventi, a Francoforte, non partirà prima di aver preso visione delle misure del governo.Il primo passaggio è già all’Eurogruppo dei ministri finanziari europei di oggi, un debutto con il cappello da ministro dell’Economia nel quale Mario Monti presenterà le misure a cui lavora il governo.  La Bce vuole veder chiaro nelle misure – numeri, scadenze, meccanismi – prima di discutere formalmente qualunque nuova iniziativa a favore dell’Italia. Non che il presidente Mario Draghi dubiti di Monti, ma molti nel Consiglio della banca si sono già sentiti traditi dall’Italia quando Silvio Berlusconi tirò i remi in barca dopo i primi interventi dell’Eurotower in agosto. Ora non hanno più voglia di prendere rischi: la crisi dell’euro in fondo è anche la crisi dei loro posti di lavoro, oltre a quella di un continente.

Per allora la banca centrale si concentrerà nel montare una enorme camera a ossigeno per le banche europee. L’infrastruttura si fonderà su due pilastri: un’asta illimitata di liquidità a tre anni, più la scelta di accettare in garanzia per i prestiti agli istituti anche titoli di scarsa qualità. Così l’Eurotower intende sostituirsi al mercato paralizzato da una glaciazione forse peggiore che ai tempi del crac di Lehman. La liquidità illimitata a tre anni, punta infatti a permettere alle banche di rimborsare i debiti in scadenza e intanto di continuare a concedere crediti alle famiglie o alle imprese anche sulle scadenze medio-lunghe. Oggi la sfiducia è tale che molte banche trovano fondi sul mercato solo a scadenza di un giorno, non oltre. Di qui anche l’idea della Bce di accettare dalle banche titoli di dubbia qualità in garanzia per i suoi prestiti. Per molte banche, può rivelarsi una pozione salva-vita. Soprattutto gli istituti di media o piccola taglia hanno infatti già esaurito la carta «solida» da portare in Eurotower in cambio di fondi freschi e, senza questa svolta, non potrebbero più alimentarsi alla banca centrale. Per l’istituto di Draghi è un rischio, ma non c’è scelta.

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