I portafogli per difendere i risparmi

7 dicembre 2011
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In attesa della manovra italiana del governo Monti e del vertice europeo che potrebbe segnare la svolta della crisi, ecco tre scenari (e altrettante soluzioni di investimento) per mettersi il futuro in tasca. Tutte e tre le ricette sono accomunate da una predominanza di titoli obbligazionari, con i protagonisti tripla A non euro (Canada, Australia, Norvegia, Svezia, Danimarca, e così via) in grande abbondanza nel portafoglio intermedio e in quello pessimista. Per costruire uno zoccolo duro di sicurezza. E anche per inserire nel meccanismo una polizza valutaria. In caso di disastro – ma anche in caso di prolungata incertezza – le valute forti non euro offriranno margini di guadagno che compenserebbero il rendimento molto basso dei titoli in sé. Una tripla A, oggi, paga infatti non più del 2-2,5% lordo sulle scadenze decennali.

La Borsa – rappresentata dagli Etf, i fondi quotati che seguono l’andamento dei principali indici di mercato – è invece un ospite piuttosto residuale. Rappresenta il 20% nella soluzione più ottimista e in quella intermedia, mentre scende a zero dove si gioca lo scenario più nero. In questo caso la funzione di massima diversificazione viene assegnata all’oro e a un Etf obbligazionario che segue i debiti dei Paesi Emergenti. Due asset molto rischiosi che si prestano, però, a bilanciare la (relativa) massima sicurezza del resto. L’altro termometro interessante è quello della liquidità dei titoli, molto superiore a 80 in tutti e tre i casi. Questo significa che tutti gli strumenti sono facilmente trattabili sul mercato. E che quindi non si dovrebbero avere brutte sorprese in sede di acquisto e di vendita. Una caratteristica da non sottovalutare.

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