Bond. L’era dei debiti emergenti

4 gennaio 2012
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I titoli di Stato  dei Paesi in via di sviluppo hanno mostrato una propria forza relativa. I fondi specializzati su queste emissioni, infatti, sono riusciti a registrare performance positive da inizio 2011 al 18 novembre scorso, con punte comprese tra il 7% e l’8% per i prodotti in testa alla classifica di periodo. Come Morgan Stanley-ZH Emerging Markets Debt (7,98%), Pictet Funds Lux-HP Global Emerging Debt (7,03%) e Eurizon EasyFund Bond Emerging Markets (6,93%). Solo i Paesi dell’Europa emergente (come Croazia ed Ungheria) sono stati trascinati al ribasso dall’allargamento degli spread sovrani, mentre America Latina ed Asia (ovvero il 58% del mercato) ne sono rimaste sostanzialmente immuni. «Tra le aree geografiche – continua Gervasi – preferiamo America Latina e Asia, perché caratterizzate da fondamentali macroeconomici ancora molto solidi con crescita elevata, saldo commerciale in pareggio o in surplus, indebitamento governativo contenuto ed inflazione sotto controllo. Proprio questi ultimi due fattori, consentirebbero alle autorità fiscali e monetarie di realizzare politiche economiche espansive, qualora lo ritenessero opportuno per limitare al minimo gli eventuali effetti negativi della crisi europea sulle loro economie», dice ancora il gestore di Eurizon.

Tra i 10 principali titoli in portafoglio al fondo Eurizon Easy Fund Bond Emerging Markets figurano titoli di stato italiani (Ctz, Bot e Cct) in quanto il benchmark del fondo prevede un 20% di buoni del Tesoro italiani, titoli di Stato del Sudafrica, dell’Indonesia, del Venezuela, dell’agenzia governativa brasiliana, gli Mbono statali messicani e un’emissione corporate della coreana Hana Bank garantita dal governo di Seul. Per quanto riguarda i rating, il fondo è esposto (98% del totale) tra la singola A e la singola B mentre la scadenza media del fondo è di 4,1 anni contro i 5,6 del benchmark.

 

 

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