L’evasione Iva al 36%: è tra le più alte in Europa

17 febbraio 2012
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Il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha dichiarato che illegalità, corruzione e malaffare sono «fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese e le cui dimensioni, presumibilmente, sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente alla luce».  La fedeltà fiscale, ad esempio, è diminuita durante la crisi in tutta Europa, ma dal 2009 ha registrato un recupero, meno significativo in Italia. Sia in Italia che in Europa si registra «una caduta di compliance» e nel nostro paese l’evasione Iva al 36% risulta tra le più alte in Europa. Sottolinea la Corte dei Conti: «Analisi accurate condotte per la sola imposta sul valore aggiunto – spiega la Corte – evidenziano per l’Italia un tax gap superiore al 36%, che risulta di gran lunga il più elevato tra i grandi paesi europei, con l’eccezione della Spagna, per la quale lo stesso rapporto supera il 39%». Il 2011 «sarà ricordato nella storia della finanza pubblica italiana per la severità della situazione economica e per l’affanno con il quale i governi hanno rincorso i rimedi necessari a fronteggiarla e ad arginare gli effetti più devastanti» ha sottolineato il presidente Giampaolino.

La Corte dei Conti ha poi ammonito le analisi effettuate ex post su spese ed entrate. “In Italia – ha affermato -, mentre grande attenzione è riservata alle proiezione e alla stima degli effetti attesi dai principali provvedimenti, sono invece carenti le misurazioni e le valutazioni ex post circa l’impatto che le politiche pubbliche esercitano sulla dinamica delle entrate e delle spese”.All’inaugurazione dell’anno giudiziario è intervenuto anche il procuratore generale aggiunto, Maria Teresa Arganelli, che ha lodato la disciplina “che prevede la sanzione della incandidabilità per amministratori e revisori dei conti di enti locali che con loro ripetuti e accertati comportamenti produttivi di danno, abbiano causato il dissesto dell’ente”. La Arganelli ha poi denunciato la perpetrazione di “obiettivi personalistici, cui è estraneo l’interesse statale”, nell’affidamento di “incarichi e consulenze nell’amministrazione pubblica”.

 

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