Italia: reddito medio sotto i 10mila euro

29 febbraio 2012
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E’ stata redatta la descrizione dell’italiano povero, o meglio, del “nuovo italiano povero” che in linea di massima corrisponde a una donna  parasubordinata che lavora principalmente al nord con un reddito di 7.400 euro l’anno. L’indicazione che sembra emergere anche dall’esecutivo è che questo tipo di lavoro – lontano anni luce dalle considerazioni ideologiche o meno sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori – debba costare di più alle aziende (e alle amministrazioni pubbliche che ne fanno però un uso minore). Scoraggiandone così gli abusi, in modo da scindere la cosiddetta flessibilità buona (che alcuni osservatori individuano la sua esemplare rappresentazione nei contratti di tipo somministrato) da quella cattiva: appunto le collaborazioni a progetto e le finte- partite Iva in regime di mono-committenza. Eppure assicura Bulgarelli la questione è anche un’altra e segue pedissequamente l’andamento dell’economia. Sembrerebbe paradossale ma dal 2005 ad oggi i contratti di collaborazione continuativa o a progetto sono scesi di 50mila unità.

Ma ciò che lo studio Isfol mette in evidenza è che il 70% dei collaboratori è tenuto a garantire la sua presenza presso la sede di lavoro, smascherando così a tutti gli effetti un rapporto di tipo dipendente. E circa il 67% ha concordato un orario di lavoro prestabilito con il suo datore. Una riforma in un’ottica di contratto di inserimento (o di apprendistato) per i primi tre anni o persino di contratto a tempo indeterminato da subito (con la smobilitazione in toto dell’articolo 18) può disincentivare la forma di lavoro parasubordinato! Decisamente nel meridione, purtroppo, trionfa ancora la disoccupazione.

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