Vent’ enni d’Italia, gli «startupperoi»

12 marzo 2012
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Si chiamamo ” Startupperoi”. Inciampare nel sensazionalismo di una ipotetica «Generazione Startup» sarebbe un errore. Ma anche se fossero solo circa 25 mila, come qualche stima ufficiosa azzarda (5-6 mila aziende per 4-5 addetti), sarebbero comunque 25 mila posti di lavoro in più in un momento in cui tra i giovani ne sono andati persi 80 mila; vanno avanti lo stesso grazie al carburante di una mentalità nuova che fa davvero invidia. Un esempio è Davide Dattoli, nato a Brescia l’8 agosto del 1990 (su Twitter è @davidedattoli), è uno di loro e parlarci fa una certa impressione. A 21 anni sembra un imprenditore navigato: «Secondo me il mondo delle startup può offrire qualcosa di nuovo. Non è più obbligatorio andare all’università e poi cercare di entrare nella grande azienda per inseguire un posto a tempo indeterminato. Ora il web ha permesso di abbassare le barriere all’ingresso e con un computer ti puoi specializzare e costruire il tuo lavoro». E’ a questo punto che ci si chiede se l’Università sta diventando “un diversivo” e la risposta è  «Sto studiando comunque economia e commercio – ci spiega Davide – però già dal secondo anno avevo iniziato a non frequentare e a fare solo gli esami. Vengo da un’esperienza di grande soddisfazione come Viral Farm (che oggi ha 20 dipendenti) e ora sto seguendo la mia startup Save The Mom, un social network pensato per la famiglia, normalmente esclusa da Facebook e simili. Inoltre un anno fa ho fondato, a Brescia, Talent Garden, luogo di co-working per dare a dei ragazzi che possono offrire il proprio talento uno spazio per iniziare». Prossimi step, l’apertura a Milano e a Torino. Diversamente, al Sud  il problema sembra essere risolto grazie al turismo. Evidentemente i giovani di oggi hanno preso con “filosofia” la delicata questione dei “bamboccioni” e stanno andando avanti con i fatti, “al bando” quindi le parole degli “anziani”!

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