Insider trading

14 novembre 2008
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L’espressione anglosassone insider trading indica l’attività svolta da colui che sfrutta le informazioni riservate di cui viene in possesso in ragione della partecipazione al capitale di una società, ovvero dell’esercizio di una funzione, anche pubblica, di una professione o di un ufficio.

Il reato di abuso di informazioni privilegiate (market abuse) viene commesso da chiunque, in posssesso di informazioni privilegiate in qualità della sua posizione di membro di organi amministrativi, direzione o controllo del’emittente, della partecipazione al capitale dell’emittente o dell’esercizio di un’attività lavorativa:

  • acquista, vende o compie altre operazioni, direttamente o indirettamente, per conto proprio o per conto di terzi, su strumenti finanziari utilizzando le informazioni medesime;
  • comunica tali informazioni ad altri, al di fuori del normale esercizio del lavoro, della professione, della funzione o dell’ufficio;
  • raccomanda o induce altri, sulla base di esse, al compimento di taluna delle operazioni indicate al primo punto.

Il reato di insider trading si verifica indipendentemente dalla circostanza che si sia ottenuto un profitto dalle operazioni compiute, mentre l’acquisizione delle informazioni non deve necessariamente comportare la violazione di un obbligo di riservatezza o di carattere fiduciario: è infatti sufficiente entrarne in possesso per le cause sopra indicate. Non sono considerati reati le operazioni compiute per conto dello Stato italiano, della Banda d’Italia e dell’Ufficio italiano cambi per ragioni attinenti alla politica economica.

L’informazione deve essere considerata privilegiata quando abbia nello stesso tempo le seguenti caratteristiche:

  • sia precisa. Un’informazione si ritiene di carattere preciso se: a) si riferisce ad un complesso di circostanze esistente o che si possa ragionevolmente prevedere che verrà ad esistenza o ad un evento verificatosi o che si possa ragionevolmente prevedere che si verificherà; b) è sufficientemente specifica da consentire di trarre conclusioni sul possibile effetto del complesso di circostanze di cui alla lettera a) sui prezzi degli strumenti finanziari;
  • non sia stata resa pubblica. Non è necessario che l’informazione sia realmente conosciuta dal pubblico, è sufficiente che sia accessibile per coloro che la vogliono conoscere;
  • se resa pubblica potrebbe influire in modo sensibile sui prezzi di strumenti finanziari. Si intende tale un’informazione che presumibilmente un investitore ragionevole utilizzerebbe come uno degli elementi su cui fondare le proprie devisioni di investimento. Tale caratteristica deve essere evidente nel momento in cui è resa pubblica l’informazione.

Il reato di abuso di informazioni privilegiate è punito con la reclusione da 1 a 6 anni e con la multa da 20000 a 3 milioni di euro, con facoltà per il giudice di aumentare la multa fino al triplo o fino al maggiore importo di 10 volte il prodotto o il profitto conseguito dal reato quando essa appaia inadeguata anche se applicata al massimo. Il reato di manipolazione del mercato è punito con la pena della reclusione da 1 a 6 anni, e con la multa da 20000 a 5 milioni di euro. Il giudice può aumentare la multa fino il triplo o fino maggior importo di 10 volte il prodotto o il profitto conseguito dal reato per casi come quelli precedentemente descritti.

I reati e gli illeciti di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato sono  puniti secondo la legge italiana anche se commessi all’estero, qualora attengano a strumenti finanziari ammessi o per i quali è stata presentata una richiesta di ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano. Il compito di vigilare su suddette disposizioni spetta alla Consob tramite tutti gli atti necessari all’accertamento delle relative violazioni.

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